Dossier
 

Così la ‘ndrangheta ha conquistato il mondo delle scommesse online

gennaromario 500di Claudio Cordova - Solo voci dall'interno potevano scardinare il complesso meccanismo che avrebbe permesso alle mafie – e in particolare alla 'ndrangheta – di entrare nel mondo delle scommesse online illecite e di muovere una quantità enorme di denaro. Agli atti dell'inchiesta che ha svelato l'interesse delle mafie (comprese Cosa Nostra e Sacra Corona Unita) nel settore del gioco d'azzardo in rete, vi sono infatti le dichiarazioni dei dei collaboratori di giustizia: Mario Gennaro (nella foto), Fabio Lanzafame, Nicola Femia (detto Rocco), Rocco Maria Nicola Femia (quest'ultimo dichiarante, imputato in procedimento connesso), Enrico De Rosa e quelle rese da Pasquale Chirico Pratticò (anch'egli dichiarante, imputato condannato, in via definitiva, a pena patteggiata nel procedimento "Gambling").

La qualità dimostrativa delle dichiarazioni in questione è accresciuta dalla circostanza che queste persone hanno svolto ruoli di primo piano, nel sistema imprenditoriale ed economico dedito alla gestione e raccolta illecita di giochi e scommesse. La loro conoscenza dei fatti su cui riferiscono, perciò, deriva loro dal diretto relazionarsi - con un ruolo da protagonisti - con le dinamiche operative tipiche di tale settore economico.

Mario Gennaro, infatti, era il vertice dirigenziale ed economico di uno dei brand più rilevanti ed in espansione del settore: Betuniq. In tale veste egli aveva avuto modo di relazionarsi con il sistema commerciale operante su tutto il territorio nazionale, studiando e confrontando le modalità operative e le dinamiche aziendali anche delle altre aziende concorrenti, per garantire la costante competitività dei servizi offerti da Betuniq. Mario Gennaro è stato condannato, nel primo grado di giudizio, con il riconoscimento dell'attenuante per la collaborazione con la giustizia, nel procedimento "Gambling". Fabio Lanzafame, invece, era il master per la Sicilia di Planetwin 365 e la sua rete commerciale garantiva quasi il 50% del fatturato del brand, sul quale egli vantava una posizione di co-banco. Questa posizione di compartecipazione ai rischi ed utili aziendali, gli faceva assumere un ruolo di socio sostanziale della società austriaca (composta da imprenditori italiani da anni attivi nel settore), in relazione alle attività siciliane e considerata l'incidenza di queste sul fatturato, è agevole intendere come Lanzafame avesse una conoscenza diretta ed immediata delle strategie e modalità operative dell'impresa.

Nicola Femia (detto Rocco) e Rocco Maria Nicola Femia (rispettivamente: padre e figlio), collaboratore di giustizia il primo, dichiarante imputato in procedimento connesso il secondo, hanno gestito aziende di vertice nel settore della cessione e distribuzione di VLT e Totem, con forme di partecipazione anche alle iniziative imprenditoriali di Luigi Tancredi uno dei primi e più importanti gestori di sistemi informatici per il poker on-line (in particolare con attraverso il brand: Dollaro Poker), di recente tratto in arresto nell'ambito di un'indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma che ha accertato anche la relazione criminale tra lo stesso Tancredi ed il collaboratore di giustizia. Entrambi i Femia, proprio in relazione al ruolo criminale svolto nei citati contesti, sono stati condannati in primo grado dal Tribunale di Bologna, nel procedimento "Black Money".

Le dichiarazioni di Gennaro e di Lanzafame (ma anche quelle di Pasquale Chirico Pratticò, seppure con un più ridotto contenuto informativo) si caratterizzano per la speciale coerenza interna e la profonda e diretta conoscenza delle dinamiche dagli stessi riferite, in un contesto di formazione del patrimonio informativo autonomo, frutto di dirette dinamiche esperienziali (dai racconti dei due, si è constatato come si fossero incontrati in un un'occasione in Romania e la circostanza ha trovato immediato riscontro in dialoghi informatici intrattenuti da Danilo Iannì e Pasquale Chirico Pratticò, che sono stati acquisiti da quest'ultimo). A queste dichiarazioni, sia pure in un contesto, più specifico limitato alle dinamiche reggine, sono agli atti, infine, le dichiarazioni di Enrico De Rosa,

Le dichiarazioni più pregnanti, comunque, sono quelle di Mario Gennaro. Una sorta di "Tommaso Buscetta del gioco online", che apre le porte di un mondo così complicato al pm antimafia Stefano Musolino, già nell'interrogatorio del 24.11.2015, riferendo in merito agli accordi che gli avevano consentito una straordinaria espansione commerciale nella provincia di Reggio Calabria: "[...] le sponsorizzazioni come le chiamo io, o accordi come si vogliono chiamare, ce l'avevo un po' da tutte le famiglie a Reggio Calabria, quindi riepiloghiamo: dai Serraino, io personalmente... Sì, siccome io parto dal presupposto e dico che è impossibile che se non hai rapporti giusti, tu vai e lavori libero a Reggio Calabria, a Rosarno, a Bagnara, in questi paesi, ma non solo, anche in altre parti dell'Italia".

Nel verbale del 24.11.2015, il collaboratore di giustizia illustra una delle esperienze imprenditoriali che lo avevano allertato in ordine alla sussistenza di un sistema diffuso di necessaria sponsorizzazione criminale dei brand attivi nel settore; pertanto, riferendosi ad un tentativo di espansione del brand Betuniq nell'area di Palermo: "[...] si proposero a me dicendo che potevano farmi un buon lavoro su Palermo [...] tranquilli che secondo loro lo potevano fare. Ok, io gli faccio un accordo commerciale, gli apro questa rete e loro passano più o meno una... 40 agenzie, 45, ora non mi ricordo, comunque una cosa del genere, non grandissimi volumi, però per me comunque che su Palermo in quel momento non stavo lavorando, era sempre tutto di guadagnato. Minchia non l'avessero mai fatto. A distanza di pochissimo tempo di queste 45 agenzie a questi ragazzi gli lasciarono si e no le loro 4 sale più forse altre 4, 5 sale di amici vicinissimi chiaramente... Sì perché questi qua vennero a Malta, perché mi incominciai a vedere, prima ho fatto (inc.) "ragazzi venite a trovarmi" e mi raccontarono quello che stava succedendo. Praticamente mi raccontarono, dice: "guarda, purtroppo dice, ci ammazzano. Dice: noi pensavamo che potevamo fare, le cose sono due o facciamo accordi con le famiglie nelle zone" dice, "e vediamo di prendere un po' di mercato oppure dice: ci hanno imposto che il sito dev'essere B2875". E ci chiuderu i sali, ci bruciaru, proprio ci bruciaru cetti sali, cioè proprio... "dovete cambiare il sito". Dice: Mario non è una questione di una zona, è in tutte le zone, quindi noi questo possiamo farlo oppure dobbiamo fare degli accordi. Io gli faccio: "lassa stare gli accordi gli faccio. Fate una cosa: cercate di fare quello che potete senza fare accordi, senza fare cose, lasciate stare perché poi gli accordi oggi li fai, oggi guadagni e domani li paghi", gli faccio io. Perché io avevo iniziato a fare nella mia testa un certo tipo di... quindi non li spingo 'sti ragazzi a fare accordi, anche se loro, nemmeno loro erano tanto diciamo propensi a farlo. Però se io gli avrei detto: "facimuli", non è che mi avrebbero detto no, però... io gli dissi: "lasciate stare. Non si può lavorare?".

E, nell'interrogatorio del 2.12.2015, facendo il punto sulla distribuzione della rete commerciale Betuniq sul territorio nazionale, in merito alle interferenze della criminalità organizzata nella distribuzione commerciale dei brand, Gennaro aggiunge: "Allora realmente dottore, se io mi metto con calma a riflettere e penso bene, anche se il sito è performante, anche in zone come può essere Milano, realmente noi non riuscivamo a lavorare. Nell'incontro che ho fatto con Demetrio Condello a Malta a Maggio per esempio, lui mi proponeva di fare un accordo per l'Emilia Romagna con Nicola Femia che questo è detenuto, che io alzai le mani, gli dissi: "fermati, lascia stare perché lo hanno arrestato 27 milioni di volte ora non so se hanno arrestato pure la figlia" gli ho detto io, non so, anzi mi ricordo di un episodio che avevano sequestrato ad uno dei fratelli, 150.000 € sulla macchina, proprio... lo avevo letto sul giornale, a uno dei fratelli, dei cugini, comunque a un familiare, gli ho detto: "per favore con tutto il rispetto..." "No ma sai sono bravi..." Erano stati detenuti probabilmente insieme, dice: "No perché sono brave persone serie..." quindi realmente ci sono zone, dove comunque... i dico la verità, non ho le prove, perchè ovviamente... però non ci entravi, cioè anche a Milano per esempio, Milano è una metropoli, realmente quanti punti avevamo noi?".

Serrati i confronti con il pm Musolino, che scava nelle dinamiche del gioco online, negli intrecci societari, negli aspetti informatici, ma anche nel contesto ambientale in cui si muoveva Gennaro con il proprio business: "C'è questa differenza. Questa differenza c'è anche sulle registrazioni per esempio degli utenti online, cioè da noi, per esempio in Calabria, il cliente già è più restio ad andare su un sito per fatti suoi a registrarsi e versare con la carta di credito. Al nord Italia è più facile. È anche vero che al nord Italia, appunto, questo dai fatturati generali che fa vedere i Monopoli di Stato si può notare che le società, che il business .it al nord Italia è molto superiore rispetto ad altre zone come dovrebbe essere, cioè faccio un esempio: la Lombardia magari rispetto alla Campania... le sembrerà strano, ma il vero business è in Campania non è in Lombardia, ma magari il .it in Lombardia lo fa il suo fatturato, perché? Perché c'è meno criminalità... come le posso dire...". Il filo conduttore, dunque, è quello malavitoso. E Gennaro conosceva bene le regole: "Chi lavora in questo settore non può non sapere che per lavorare in certe regioni, non in tutta Italia, in certe regioni se non hai degli accordi territoriali o con personaggi che ti possono anche sembrare puliti, magari io vi nominerò persone che voi andate a guardare il cartellino e sono puliti, mai problemi, e invece quelli là non sono puliti perché realmente difficilmente trovi in prima persona il... u boss della zona. No. Perché sanno che sono attenzionati, quindi mettono sempre la persona pulita ok? Che tu la vedi "minchia guarda che bravo", quindi impossibile non sapere che il sistema funzioni in una determinata maniera. Non puoi non saperlo, voglio dire, cioè proprio...".

Inevitabile che la 'ndrangheta che conta e, in particolare, la cosca Tegano, mettesse le proprie mani sull'affare. Soggetto chiave dell'inchiesta il giovane Domenico Tegano, figlio del boss Pasquale Tegano: "[...] io lo so solo allora però... No, lo so solo allora detto da Domenico Tegano ma che già loro, sia Danilo che Domenico, giracchiavano in giro questo momento Betclou lo so già dall'anno precedente, da quando per esempio capitò che attivarono 'sto Santucci, perché Rocco mi disse: "hanno attivato Betclou " ed io tramite le mie cose l'ho girato, gliel'ho detto, ora non mi ricordo se addirittura me lo disse direttamente Gabriele, perché con Gabriele abbiamo avuto modo di vederci, anche personalmente su Malta, anche ultimamente l'ho visto Gabriele..." conclude Gennaro.