“Giovanni Filianoti ucciso per la figlia dell’avvocato Giorgio De Stefano”

filianotigiovanni600di Claudio Cordova - Un'unica frase, ma di che potenza. Soprattutto perché su quel delitto, datato 1 febbraio 2008, nessuno è riuscito a fare luce, lasciandolo irrisolto, dopo 11 anni. Il collaboratore di giustizia Simone Canale riferisce nel corso della sua collaborazione di dinamiche criminali (soprattutto in seno alla 'ndrangheta della Piana di Gioia Tauro), delle famiglie più potenti del panorama 'ndranghetista e dei legami massonici e paraistituzionali delle cosche.

Leggi qui:

http://ildispaccio.it/primo-piano/206341-ne-hanno-200-in-mano-ecco-le-logge-massoniche-coperte-su-cui-conta-la-ndrangheta

http://ildispaccio.it/primo-piano/206342-ammazzare-senza-nemmeno-sporcarsi-le-mani-ndrangheta-massoneria-e-servizi-segreti-nel-racconto-del-pentito-simone-canale

Ed è proprio quando rivela dettagli sul conto della potente famiglia De Stefano e, in particolare, sul ruolo dell'avvocato Giorgio De Stefano, che pronuncia la frase: "Comunque l'assicuratore delle assicurazioni INA è stato ammazzato per la figlia di De Stefano".

"L'assicuratore delle assicurazioni INA" altri non è se non Giovanni Filianoti, agente generale dell'INA assassinato nella serata dell'1 febbraio 2008 proprio mentre rincasava, nella propria abitazione posta a poche centinaia di metri dagli Ospedali Riuniti. Il pentito lo definisce così, senza indicarne il nome, anche in un altro passaggio delle sue dichiarazioni, dove per localizzare un fatto utilizza come punto di riferimento il luogo dove venne assassinato Filianoti.

L'affermazione è potente.

Oltre che sugli esecutori materiali del delitto – realizzato con le classiche modalità mafiose – gli investigatori per anni hanno tentato di ricostruire il contesto in cui potrebbe essere maturato l'omicidio di una persona così in vista a Reggio Calabria. L'affermazione del pentito Canale, dunque, potrebbe riaccendere un nuova fiammella di speranza per avere la verità sul delitto.

Soprattutto perché quella frase rimane lì, negli atti depositati nell'ambito del processo "Gotha", circondata da "omissis" che potrebbero nascondere ulteriori particolari sul delitto.

Un contesto assai effervescente, quello del 2008 reggino: il 18 febbraio, appena diciassette giorni dopo l'omicidio Filianoti, il Ros dei Carabinieri arresterà il superboss Pasquale Condello, latitante da decenni; appena una settimana dopo, la cosca Tegano farà saltare in aria il bar Malavenda, a Santa Caterina, gestito da una famiglia storica nell'imprenditoria reggina, colpevole di uno "sgarro" riguardante i lavori di ristrutturazione del locale; passeranno alcuni mesi e a settembre scomparirà Paolo Schimizzi, che dei Tegano è in quel momento uno degli elementi più carismatici, essendone considerato proprio il reggente; da ultimo, a dicembre, un altro grande boss, Peppe De Stefano, capo indiscusso dell'omonima cosca, verrà ammanettato dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria che porrà fine alla sua latitanza.

E' un anno intenso il 2008 e il delitto di Giovanni Filianoti, da sempre ritenuto un "omicidio eccellente" potrebbe incastrarsi proprio tra i diversi "eventi" criminali che ridisegneranno alcuni dei contesti più oscuri della città. Ora quella frase: "Comunque l'assicuratore delle assicurazioni INA è stato ammazzato per la figlia di De Stefano".

La figura della figlia dell'avvocato Giorgio De Stefano, Diana, emerge nell'inchiesta "Sistema Reggio", curata dal pm Roberto Di Palma alcuni anni fa. Anche Diana De Stefano svolge la professione di assicuratrice.

L'indagine "Sistema Reggio" ricostruisce il ruolo che avrebbe avuto l'avvocato De Stefano nel ricomporre gli attriti tra gli schieramenti condelliani e destefaniani, con riferimento ai danneggiamenti subiti dal bar "Ritrovo Libertà", l'ex bar Malavenda colpito già nel 2008. Da sempre, De Stefano è considerato uno stratega, un'eminenza grigia della famiglia originaria di Archi. All'avvocato De Stefano si sarebbe rivolto il proprietario, Carmelo Giuseppe Nucera, che avrebbe dovuto aprire il bar nei locali dove, per anni, era ubicato il celebre bar Malavenda. Ci aveva provato, pochi mesi prima, la famiglia Nicolò, notoriamente vicina agli ambienti della cosca Serraino, ma era stata ricacciata via e indotta a vendere a suon di bombe alla famiglia Stillittano, cosca dell'area Condello, che divide il rione Santa Caterina con i Franco, esponenti dell'ala De Stefano-Tegano. Il proprietario del locale, l'imprenditore Nucera, rivolgendosi a De Stefano (non a caso definito "il massimo") riuscirà a ricomporre la questione, stipulando anche un'assicurazione, nonostante i tanti danneggiamenti subiti.

Nella filiale Carige gestita dalla figlia dell'avvocato De Stefano, Diana.

"L'assicurazione Giorgio me la sta facendo" afferma Nucera intercettato, facendo riferimento alla figlia dell'avvocato, Diana, responsabile della filiale Carige "sua figlia mi sta facendo l'assicurazione, nonostante ha avuto la negazione della sede centrale alla precedente affermazione ... lei ha fatto la forzatura a farmi l'assicurazione al bar". E sarà la stessa Diana De Stefano, a detta di Nucera, a convincersi, a seguito delle ampie rassicurazioni ricevute dal padre, dell'assenza di ulteriori concreti rischi, per un locale già danneggiato da un atto intimidatorio e interessato, alcuni giorni dopo, dalla collocazione di un nuovo ordigno: "Sì, lo so che non succede più niente" avrebbe detto la donna.

Il collegamento del pentito Canale, dunque, potrebbe aprire nuovi squarci.

Le indagini sull'omicidio per anni non hanno escluso nessuno dei tanti ambiti in cui Filianoti si sarebbe mosso: da quello assicurativo, passando a quello immobiliare e dell'attività edilizia, portata avanti dalla vittima in società con l'ingegnere Michelangelo Tibaldi, attraverso la società Gi.Mi. I pm Giuseppe Lombardo e Antonio De Bernardo hanno cercato per anni di mettere in fila le relazioni che l'uomo avrebbe mantenuto con una serie di imprenditori piuttosto noti in città: da quelli presenti nella Immobiliare Otto, la società proprietaria dell'immobile dove ha sede il Reparto Mobile della Questura di Reggio Calabria, a quelli interessati alla costruzione di un centro commerciale nella zona di San Giorgio Extra, fino a Tibaldi, appunto, e Pino Rechichi, l'ex direttore operativo della Multiservizi, la società mista del Comune di Reggio Calabria sciolta per infiltrazioni mafiose.

 

Articoli correlati

http://ildispaccio.it/dossier/20215-omicidio-filianoti-gli-inquirenti-delineano-il-contesto-del-delitto

http://ildispaccio.it/dossier/3710-filianoti-quel-progetto-di-un-centro-commerciale-a-san-giorgio-extra

http://ildispaccio.it/primo-piano/13802-filianoti-i-lavilla-e-gli-omissis

http://ildispaccio.it/dossier/68520-ecco-gli-affari-tra-dominique-suraci-michelangelo-tibaldi-e-bruno-mafrici

Creato Mercoledì, 20 Marzo 2019 09:00