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Il business sui migranti a Melito Porto Salvo: indagati il sindaco Giuseppe Meduri, assessori e tecnici comunali e il prefetto Cosima Di Stani

Carabinieri sequestro nuova 1di Claudio Cordova - I 16 indagati non sono solo i gestori dell'azienda che gestiva la struttura, ma anche il sindaco Giuseppe Salvatore Meduri, diversi tra assessori e tecnici comunali e funzionari della prefettura di Reggio Calabria, tra cui il prefetto Cosima Di Stani.

Lo scarno comunicato con cui alcune settimane fa la Procura di Reggio Calabria ha divulgato la notizia del sequestro dell'hotel "Stella Marina" di Melito Porto Salvo, che ospitava migranti e richiedenti asilo nasconde dietro di sé un mondo molto più ampio (leggi qui la notizia del 10 giugno scorso)

Il Procuratore Giovanni Bombardieri, l'Aggiunto Gerardo Dominijanni e il Sostituto Procuratore Giovanni Gullo contestano le ipotesi di abuso d'ufficio, falso ideologico e materiale commesso da pubblici ufficiali, truffa, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture e maltrattamenti contro persone affidate, strumentali a porre in essere, tra l'ottobre 2016 e l'ottobre 2017, l'illecito affidamento del servizio di accoglienza di cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale presso la struttura ricettiva "Stella Marina", carente di titoli edilizi di agibilità, abitabilità e sicurezza in quanto composta da opere abusive.

Il tutto per un ingiusto profitto di oltre mezzo milione di euro per l'azienda che gestiva il centro, la "Leone s.r.l.", individuata tramite affidamento diretto da parte dell'Amministrazione Comunale.

Nel 2016, motivando con una generica emergenza immigrazione nel territorio della provincia di Reggio Calabria, i membri dell'Amministrazione Comunale di Melito Porto Salvo – tra cui il sindaco Giuseppe Meduri, ma anche Domenico Marcianò, Patrizia Crea e Rocco De Pietro – si muovono in fretta e furia per assegnare, anche tramite una variazione di bilancio, le gestione dell'accoglienza presso l'hotel camping "Stella Marina", ubicato sul lungomare di Melito Porto Salvo. Una struttura che – ed è tra le contestazioni mosse – che era notoriamente inagibile: abusi edilizi di cui il sindaco Meduri sarebbe stato pienamente cosciente.

Intenso il coinvolgimento del dirigente dell'Area IV della Prefettura di Reggio Calabria, Francesco Silvio Campolo, particolarmente interessato alle sorti del gruppo Leone pur nella consapevolezza dei diversi profili di illegittimità del servizio di accoglienza. In una conversazione si preoccupa anche del fatto che la vicenda e le sue irregolarità potesse arrivare al Prefetto: "Siamo rovinati" dice. In diverse intercettazioni, Campolo, infatti, usa un chiaro "noi" per le vicende, che tradirebbe un rapporto di confidenza tra il funzionario e gli imprenditori.

Si muovono in tanti all'unisono e velocemente e in poco tempo veniva stipulata tra Comune di Melito Porto Salvo e Prefettura di Reggio Calabria una convenzione, successivamente anche prorogata. Da qui il coinvolgimento dell'allora vice prefetto Di Stani, che avrebbe avallato (unitamente a Meduri ed altri) l'individuazione e l'assegnazione della struttura, sebbene non ricorresse alcuna particolare urgenza di flussi migratori.

Per l'allora vice prefetto, comunque, viene riconosciuta la gravità indiziaria solo per uno dei diversi capi d'accusa contestati dalla Procura della Repubblica.

Una conclamata inagibilità (anche per il luogo in cui sorge il camping) unita ad altre presunte violazioni documentali messe in atto tra amministratori pubblici e gestori dell'azienda, che avrebbe portato quindi decine di migranti di varie nazionalità all'interno del camping. La Leone s.r.l., di fatti, era già stata esclusa precedentemente dall'assegnazione, per via di alcune irregolarità che sarebbero state commesse in fase di bando unitamente a un'altra cooperativa interessata alla gestione dei migranti, la Exodus: le due realtà interessate all'accoglienza dei richiedenti asilo avrebbero turbato la libertà degli incanti, accordandosi preventivamente e presentando le proprie offerte in maniera molto simile e in alcuni casi identica.

Ma nemmeno questo avrebbe fermato la macchina, ormai velocemente in moto.

Lo stesso sindaco Meduri sarebbe stato informato e avvertito da alcuni dirigenti del Comune del fatto che l'accoglienza dei migranti sarebbe stata difficoltosa, in quanto ciò avrebbe causato particolari problematiche di liquidità di cassa, già ampiamente in sofferenza finanziaria: ma nell'impostazione investigativa, quell'ostinazione avrebbe celato la volontà di favorire ingiustamente la "Stella Marina" a discapito di eventuali concorrenti.

Secondo quanto sarebbe emerso, l'azienda "Stella Marina" avrebbe poi mutato il proprio nome in "Leone s.r.l.", curioso, però, che già prima di questo mutamento, il sindaco Meduri in una delle ordinanze incriminate, appellasse la società già con il nuovo nome, ancora non comunicato ufficialmente.

Insomma, tutto sarebbe stato predisposto per permettere, a tutti i costi, l'accoglienza dei migranti. E poco importa se in condizioni adeguate o in strutture agibili. Nel corso del lungo rapporto, l'Amministrazione Comunale di Melito Porto Salvo solo una volta avrebbe disposto i controlli sulla regolare esecuzione del servizio. I contatti tra il sindaco Meduri e la società sono diretti e costanti: talvolta il primo cittadino viene contattato direttamente dalla società che reclamava la liquidazione delle fatture emesse per le prestazioni del 2016, già rese. Meduri avrebbe poi nominato anche un responsabile comunale ad hoc, con il precipuo compito di creare falsi Codici Identificativi di Gara (CIG) in modo da sbloccare i pagamenti a favore dalla società. In una conversazione intercettata tra il sindaco Meduri e uno degli amministratori della "Leone s.r.l.", infatti, il primo cittadino afferma che, avendo adottato delle ordinanze contingibili e urgenti, avrebbe potuto allocare i migranti ovunque, persino in un porcile.

Anzi, Meduri dice proprio "zzimba".

Infine, i soggetti indagati avrebbero impiegato irregolarmente i migranti ospitati, lucrando in tal modo doppiamente, sia sull'illegittimo affidamento diretto del servizio d'accoglienza, sia sull'utilizzo gratuito della loro forza lavoro, dissimulandone l'impiego irregolare dietro attività di impiego socio-culturale. Accanto agli aspetti economici e documentali, c'è da registrare infatti che i giovani immigrati ospitati nel camping (peraltro in numero superiore rispetto alla capienza massima) sarebbero stati impiegati, anche in orario notturno e pur essendo anche minorenni, nell'esecuzione di lavori edilizi e manuali in favore della struttura "Stella Marina" e per l'allestimento del vicino lido "Acanto Beach", prossimo all'apertura stagionale.