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Quella riunione elettorale che sembrava un summit di ‘Ndrangheta: tutte le accuse ad Alessandro Nicolò

nicolo alessandroo121016di Claudio Cordova - Demetrio Berna prima (siamo nel 2007) e Sandro Nicolò dopo, sarebbero stati politici di diretta espressione della cosca Libri. Oggi finiscono in manette entrambi, con accuse diverse, proprio nell'inchiesta che svela quali sarebbero i referenti politici dello storico casato di 'ndrangheta del quartiere Cannavò di Reggio Calabria. Berna, che oggi si dedica ai propri lucrosi affari nel mondo del mattone, fu consigliere comunale in quota Forza Italia negli anni del "Modello Reggio" di Giuseppe Scopelliti. Una vita in Forza Italia, anche se da qualche tempo confluito in Fratelli d'Italia, l'ha trascorsa anche Alessandro Nicolò, da anni consigliere regionale.

Entrambi sono considerati, anche sulla scorta delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, tra cui Enrico De Rosa soggetti a disposizione della cosca Libri.

La vena espansionistica della cosca sarebbe stata che venne stretta un'alleanza politico-criminale tra Demetrio Berna e Alessandro Nicolò, da un lato, e cosca Libri, dall'altro. La ragione era sostanzialmente quella di collocare all'interno delle istituzioni locali e regionali uomini della consorteria, grazie al controllo del territorio, poi, era possibile garantire ai candidati della cosca un pacchetto di voti che i due si spartivano.

Proprio De Rosa ricorda di aver partecipato ad una riunione politica che si era tenuta presso una sala privata dell'Agriturismo Ristorante "LE AGAVI" a Saline Joniche. Nel corso di questa riunione si sarebbe delle contropartite per la potente cosca di Cannavò in cambio dei consensi elettorali da garantire ai referenti: "A Saline, in un agriturismo Alessandro fece una cena, Alessandro Nicolò, dove c'era anche Demetrio Berna, c'eravamo io e c'era Ferlito, e c'erano tutti i ragazzi della cosca...Peppe "ri ceddi"... Presto, tutti i Presto... sembrava un summit (di 'ndrangheta, n.d.e.), non sembrava una riunione elettorale...".

Prosegue il collaboratore in un altro interrogatorio reso al pm della Dda di Reggio Calabria, Stefano Musolino: "Abbiamo parlato più che altro di tutti i progetti che si potevano fare, se saliva Nicolò... del fatto... Poi in particolar modo Sandro Nicolò... si parlava di una clinica in particolar modo, questo ne parlava Alessandro Nicolò ... Si parlò del terreno di via Possidonia, perché Sandro Nicolò fece una permuta con me, poi successivamente ... si è parlato di una clinica che aveva sede a Pellaro, forse era una struttura per pazzi di un tale... forse Romeo si chiamasse... si, questi ragazzi dovevano fare un albergo in via Demetrio Tripepi, sulla destra, più avanti di Salvatore, (inc.) Salvatore Federico, se non sbaglio prima di Salvatore, c'era un albergo, era un vecchio albergo di una volta, questi due fratelli, se non sbaglio Romeo, lo avevano acquistato però loro, unitamente a questa struttura, avevano un ricovero per disabili a Pellaro, a Pellaro sulla 106 si entrava in direzione Melito sulla sinistra, e si parlava, in particolar modo era Presto che ne parlava, che lui voleva spostare... lui voleva avere la possibilità di dare una struttura, di avere delle mura lui per fare spostare tipo... per togliere quella concessione che aveva Romeo e prendersela lui. Perché comunque sia era una convenzione che era direttamente con l'Asl, stiamo parlando di 10-15.000 euro al mese".

De Rosa, che prima di diventare collaboratore si muoveva tra gli ambienti delle cosche De Stefano e Libri individua Nicolò come "un punto di riferimento" ed "espressione della famiglia Libri" già dal 2008. Tramite Berna e Nicolò, De Rosa, con la sua azienda di marketing e pubblicità, otterrà anche dei soldi pubblici, curando inoltre la parte promozionale dell'allora Popolo della Libertà.

La vicinanza dei Nicolò ai Libri sarebbe dimostrata anche dal fatto che nel dicembre 2014 – e cioè immediatamente dopo l'esito delle consultazioni elettorali regionali –, Pasquale Repaci – padre della compagna di Filippo Chirico, reggente della cosca – veniva assegnato, in qualità di "componente interno", alla "struttura speciale del Vice Presidente del Consiglio regionale della Calabria, On.le Alessandro Nicolò'" e ciò sulla base di una specifica richiesta dello stesso consigliere regionale.

Ulteriori elementi a carico di Nicolò arriverebbero dalle intercettazioni captate all'interno dello studio odontoiatrico dell'ex assessore comunale Giuseppe Demetrio Tortorella, personaggio chiave dell'inchiesta. Da quelle conversazioni si evincerebbe uno stretto rapporto, improntato a reciproche utilità, se il dentista, infatti, si prodiga per procacciare i voti in favore del politico, Nicolò garantisce la sua messa a disposizione per i desiderata del sodale: ...ma ricordati che... ricordati che abbiamo a Nicolò... Una cosa nostra nostra [...] è una cosa nostra cioè non è... è come a noi va...." dice in una conversazione intercettata.

Nicolò e Tortorella vengono anche intercettati insieme, mentre parlano di stabilire alleanze e sinergie con altri esponenti politici, spostando all'occorrenza pacchetti di voti secondo le strategie di volta in volta pianificate [NICOLO': Allora Ninnì noi siamo nelle condizioni di non votare ad uno, noi siamo nelle condizioni... (...) ...di votare tre candidati, due, tre candidati poi ci sediamo, gli possiamo dare un budget di voti, noi non votiamo a nessuno ...(inc.)... (...) TORTORELLA: Ma tu fai, fai... tu non parlare di me, non parlare di me tu gli fai il discorso e poi gli dici co...come ti dico io, scusa Sandro se tu fai l'accordo con me io ti dimostro perché io non è che ti posso votare perché io non voto nessuno ma io prendo cinque... (...)...prendo cinque, quando tu mi darai la disponibilità prenderò cinque, sei persone vicino a me che hanno un budget di voti".

La sinergia tra Tortorella – uomo dei Libri – e Nicolò sarebbe stata di tale pregnanza da indurre il primo ad esultare di fronte al favorevole risultato elettorale: "Abbiamo vinto ... con Sandro abbiamo vinto" dice. Parlando con un altro uomo dei Libri, Stefano Sartiano, Tortorella si chiede se Nicolò terrà fede agli accordi intercorsi "... Ora vediamo se mantiene i patti ...".

Il collaboratore di giustizia Roberto Moio, nipote acquisito del boss Giovanni Tegano, racconta invece della vicinanza di Nicolò agli ambienti di Archi, e quindi non solo della cosca Tegano, ma anche dei De Stefano. Stando al racconto di un altro collaboratore di giustizia, quel Salvatore Aiello per anni direttore operativo della Fata Morgana (azienda attiva nella raccolta dei rifiuti a Reggio Calabria) vi sarebbe stato l'interessamento di Nicolò per l'assunzione diretta di Rocco Caridi, di primo grado del boss di San Giorgio extra, Nino Caridi, genero del defunto boss don Mico Libri.

Ma Nicolò è accusato anche di due episodi di corruzione elettorale aggravata: "... perché candidato alle elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale della Calabria del novembre 2014, per ottenere a proprio vantaggio il voto elettorale di Presto Antonio, dei suoi familiari e dipendenti e di altre persone non identificate, prometteva allo stesso Presto – che accettava ed anzi sollecitava la promessa – il proprio intervento agevolatore per consentirgli di aggiudicarsi appalti privati tramite la propria impresa individuale EDIL Presto e per procurare uno o più posti di lavoro ai propri familiari. Tortorella Giuseppe Demetrio metteva in contatto Nicolò Alessandro e PrestoAntonio, organizzava l'incontro tra i due all'interno del proprio studio odontoiatrico, si impegnava per il raggiungimento dell'accordo tra il candidato e l'elettore, si faceva garante per il mantenimento della promessa da parte dell'aspirante consigliere regionale".

L'altra accusa riguarda Nicolò in concorso con Pasquale Repaci (che ha svolto la funzione di intermediario) e Stefano Sartiano (sodale della cosca Libri), che avrebbe concluso un accordo corruttivo funzionale all'assunzione del figlio di Sartiano, in cambio dei voti dallo stesso garantiti in favore del politico. Sartiano avrebbe barattato con Nicolò l'assunzione del proprio figlio in cambio dei consensi elettorali. E così, all'indomani del risultato elettorale lo stesso Sartiano si rivolge a Repaci per rammentare al neoeletto consigliere Nicolò la promessa di assumere il figlio. E lo stesso Sartiano riferisce anche delle rassicurazioni avute dal Repaci: "Lui mi ha detto..., gli ho detto io che si ricordi gli impegni, mi ha detto si, e che ha detto? Ha detto non ci sono problemi ha detto, uno è tuo figlio e uno è un altro, non mi ha detto chi è...".