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Il finanziere si offre, Sebi Romeo accetta: l’accordo corruttivo per avere informazioni giudiziarie riservate

romeosebi ildispaccio 28mardi Claudio Cordova - Una rimpatriata tra studenti delle scuole superiori sarebbe il punto di partenza per stipulare un patto corruttivo. Protagonisti, un maresciallo della Guardia di Finanza in servizio presso la Procura di Reggio Calabria e il consigliere regionale Sebi Romeo, capogruppo del Partito Democratico a Palazzo Campanella. A fare da tramite, il segretario del Pd di Melito Porto Salvo, Tino Laganà, che rivede l'amico finanziere in cerca di corruzione.

In finanziere Romeo, tramite Laganà, avrebbe sollecitato Sebi Romeo a perorare (sfruttando il suo ruolo di membro del Consiglio Regionale della Calabria) l'assunzione di una persona non identificata presso una locale impresa di trasporti ed autolinee; in cambio gli prometteva di fornirgli informazioni, coperte dal segreto istruttorio, relative a procedimenti pendenti presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria, mettendosi a disposizione per far fronte ad ogni illecita esigenza di Sebi Romeo, in relazione a procedimenti penali a suo carico o a carico di persone a lui vicine. Una proposta che il consigliere regionale avrebbe accettato volentieri, chiedendo a Laganà di organizzare un immediato abboccamento con il finanziere, per concordare i dettagli dell'accordo e per darvi concreta attuazione e a tal fine, in più occasioni, lo incontrava clandestinamente.

Tino Laganà rappresenta quindi a Sebi Romeo di avere un rapporto di amicizia fraterna con Franco, il quale però aveva un "difetto", sostiene Laganà, era estremamente attento a non intrattenere conversazioni compromettenti perché "tutti i telefoni sono controllati", se Laganà intendeva mettersi in contatto con il finanziere poteva raggiungerlo presso il suo appartamento o fissare un incontro usando il numero del figlio. L'Ufficiale delle Fiamme Gialle aveva inizialmente chiesto a Laganà un incontro con l'Assessore Regionale De Gaetano ritenendolo più adatto all'intesa corruttiva. Tino, però, suggerisce di rivolgersi a Seby Romeo: "LAGANÀ: Ora questo qua ti vuole incontrare perché è venuto da me e mi ha detto che voleva parlare con Nino De Gaetano ... Gli ho detto io secondo me è meglio che parliamo con Sebi perché gli ho detto io Nino oggi è Assessore, gliel'ho girata così, ma domani non sappiamo gli ho detto io che fanno, mentre Sebi è consigliere gli ho detto io e resta così".

C'era un accordo corruttivo che il finanziere voleva proporre al politico: Franco Romeo, stanco di fare favori senza ricevere alcun tornaconto, si diceva disposto "se loro hanno bisogno alla Procura" a rivelare informazioni coperte da segreto investigativo chiedendo, quale contropartita, l'assunzione di una persona presso la ditta del Pullman Federico: "... dice io gli devo chiedere un favore se loro hanno bisogno alla Procura, io ho aiutato a tanti senza che mi fanno favori, una cosa ed un'altra dice sai, tu sai che io sono serio, se prendo un impegno lo mantengo eccetera eccetera". Sebi Romeo intuisce subito la convenienza del patto e si dice pronto ad incontrate l'infedele finanziere.

Un Ufficiale della Guardia di Finanza aggregato alla Sezione di PG della Procura della Repubblica può essere infatti fonte di preziosissime informazioni: può, ad esempio, rivelare se sono in corso indagini sul conto del politico, se questi o persone a lui vicine sono oggetto di attività tecnica – lo spiega ancora meglio Laganà quando afferma "... io chiamo a Sebi perché poi se ti serve qualcosa là, o se c'è qualcosa pure è... gli dici parla con Tino quello viene e mi trova ed io vengo e ti apro gli occhi ...". Si tratta come afferma lo stesso Tino rivolgendosi a Romeo di "una cosa positiva per te" e lo sa bene il Consigliere che con entusiasmo risponde "assolutamente".

Di cosa Sebi Romeo fosse preoccupato non è dato sapere.

Ciò che emerge è che addirittura il politico propone un incontro presso la sede istituzionale del Consiglio Regionale, ma Laganà rammenta che il finanziere preferiva incontrarsi riservatamente in un sito sicuro (lontano da autovetture, da occhi ed orecchie indiscrete), ciò a maggior riprova dell'intesa corruttiva sottesa: "LAGANÀ: (...) se prendiamo un appuntamento poi dovremmo bene o male confermarlo perché poi non lo posso manco chiamare a dirgli vedi che Sebi non... S. ROMEO: E, ma e lui dove vuole che ci vediamo? LAGANÀ: Dove vuoi tu, basta che non è ha detto, che non è al Consiglio e che non è vicino alle macchine".

Sebi Romeo è davvero interessato e vuole fin in fondo capire la portata dell'accordo corruttivo. Chiede, quindi, a Laganà dove presti servizio l'infedele finanziere, questi risponde che il Romeo, già in servizio presso il comando provinciale della Guardia di Finanza, sito in via Enotria, nel quartiere di Santa Caterina era, a quella data, aggregato alla sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica.

L'incontro sarebbe avvenuto la sera del 17 luglio del 2015, dato che Laganà fissa l'incontro tramite il cellulare del figlio, per tentare di evitare le intercettazioni. Sebi Romeo non solo non rifiuta l'accordo corruttivo, ma, anzi, è entusiasta della possibilità, volendo accelerare il più possibile i tempi.

Tuttavia, non vi è prova che l'abboccamento si sia tradotto in un accordo, espressione della sintesi delle volontà dei protagonisti. A seguito dell'iniziativa di Romeo, infatti, entrambi i protagonisti del rapporto danno vita ad una trattativa, svolgendo un ruolo attivo, ma non è dato sapere con quale esito.