Dossier
 

“Si scrive Berna, ma si legge Libri”

bernafratellidi Claudio Cordova - I fratelli Francesco e Demetrio Berna sono gravemente indiziati da far parte dell'associazione mafiosa denominata 'ndrangheta e della sua articolazione territoriale Libri egemone sul territorio di Reggio Calabria. In particolare i pm antimafia Stefano Musolino e Walter Ignazitto contestano loro ci aver agito: "in qualità di partecipi, imprenditori di riferimento della cosca Libri, delegati allo svolgimento di attività imprenditoriali, in particolare nel settore edilizio, immobiliare e della ristorazione. Investivano e riciclavano (in Calabria e su tutto il territorio nazionale) capitali del sodalizio mafioso, garantendo il versamento allo stesso di una parte dei profitti così ricavati; agevolavano l'espansione economico-imprenditoriale della cosca, tramite subappalti, commesse, affidamenti, accordi societari con i suoi rappresentanti. Ottenevano in tal modo la possibilità di eseguire lavori edili e di avviare attività commerciali nell'area reggina, fruendo della protezione degli esponenti apicali della cosca Libri e, per il loro tramite, delle altre articolazioni di 'ndrangheta operanti sul territorio".

Francesco Berna, presidente dell'Associazione Nazionale Costruttori Edili della Calabria (ANCE) sarebbe tra i due il più carismatico. Demetrio Berna, invece, nella sua contestuale attività politica avrebbe ricevuto – per sé e/o per altri candidati da lui indicati - i voti procurati dai rappresentanti della cosca in occasione delle competizioni elettorali; avrebbe inoltre messo a disposizione dell'associazione i ruoli istituzionali rivestiti (consigliere comunale e assessore al bilancio del comune di Reggio Calabria), garantendo il proprio intervento presso le pubbliche amministrazioni per favorire i sodali.

A riferire sul conto dei "Berna Brothers" è soprattutto il collaboratore di giustizia Enrico De Rosa, vicino alle cosche De Stefano e Libri, prima di iniziare a collaborare con la Dda di Reggio Calabria. Questi, senza mezzi termini indica la "BERNA Costruzioni" quale espressione imprenditoriale sul territorio di Reggio Calabria (e non solo) della cosca Libri. Informazioni che De Rosa avrebbe acquisito da immobiliarista del boss Nino Caridi, genero di don Mico Libri. Sarebbe stato proprio Caridi a rivelargli che i Berna – e in particolare Francesco Berna - all'inizio della carriera furono aiutati dalla cosca Libri, ricevendo lucrosi appalti nel nord Italia (Piemonte e Lombardia).

L'alleanza criminale tra la cosca ed i Berna non si arrestò qui, riferisce il collaboratore, che grazie alla disponibilità dei Berna i Libri riuscirono a riciclare-reinvestire i proventi delle attività illecite della cosca, investendo in attività commerciali insistenti sul territorio cittadino: il collaboratore, sul punto, indica una prestigiosa sala da gioco a Piazza Duomo.

La conferma che i Berna fossero soggetti alle dipendenze dei Libri il collaboratore lo ha appreso, altresì, in occasione di una vicenda risalente al 2012. L'impresa Berna, stava realizzando un complesso residenziale in via Nazionale Pentimele di Reggio Calabria, nei pressi del Circolo Nautico. Si trattava di una porzione del territorio appannaggio della cosca De Stefano, ebbene Francesco Berna in quest'occasione aveva goduto della protezione del boss Pasquale Libri, che si era attivato intercedendo presso Vincenzino Zappia esponente apicale del gruppo De Stefano.

De Rosa, sempre molto diretto e caustico, sintetizza così l'intraneità dei fratelli Berna alla cosca alla cosca Libri: "...si scrive "Berna" ma si legge "Libri".

Secondo l'assunto del collaboratore, Demetrio Berna era il "referente politico" della cosca, questi, infatti - divenuto consigliere comunale ed assessore al bilancio del Comune di Reggio Calabria - beneficiava, in occasione delle competizioni elettorali, dei voti raccolti dal sodalizio: "Tra 'ndrangheta e politica c'era Berna, che era una persona, tipo, che ricopriva il ruolo di Consigliere Comunale, anche in quelle occasioni in cui si è incontrato con Giovanni De Stefano, ancora, era Consigliere, Assessore al bilancio, si, era Assessore al bilancio ...".

Sulla vicinanza alla 'ndrangheta dei Berna riferisce, seppur in maniera molto generica, anche il nipote dei boss Tegano, Roberto Moio.

Ben più preciso è Mario Chindemi, uomo di 'ndrangheta, battezzato dal boss di Sanbatello Santo Araniti, e, successivamente, attivo nel gruppo mafioso impegnato nella lotta per la conquista del territorio di Gallico, che rivela agli inquirenti ulteriori elementi in merito alla ditta Berna e, segnatamente, in ordine, alla protezione che ad essa veniva assicurata. Il collaboratore riferisce che Andrea Vazzana, esponente autorevolissimo della cosca Condello, aveva manifestato al fratello del collaboratore il proprio "interesse" per la ditta dei Berna. Si trattava di un atto di sponsorizzazione mafiosa in favore della ditta in esame - [CHINDEMI: "Vazzana ci aveva detto che gli interessava a lui quel lavoro mi sembra che era un suo cugino Berna"] - in particolare, Vazzana aveva chiesto di astenersi dal formulare richieste estorsive in danno dei Berna e, in cambio, aveva assicurato allo stesso Chindemi la possibilità di eseguire lavori di carpenteria in altri cantieri [CHINDEMI: "...di non chiedere niente, infatti voglio dire l'hanno aiutato a Pasquale su altri lavori di carpenteria su altri punti (...) e non ha dato niente (...)gli hanno passati tre quattro lavori di carpenteria"].

E le indagini della polizia giudiziaria avrebbero appurato che – effettivamente – l'impresa "Berna Costruzioni Srl" ha realizzato il complesso "Immobiliare Primacasa" costituito da 5 edifici ed ubicato in via Nazionale di Gallico. Ma, soprattutto che "in relazione al cantiere oggetto dell'attuale disamina, da accertamenti presso la banca dati interforze SDI non risulta che i responsabili della Impresa edile Berna Costruzioni a responsabilità limitata abbiano sporto denuncia in ordine a furti, danneggiamenti o episodi di natura estorsiva o intimidatori".