Dossier
 

Filianoti, quel progetto di un centro commerciale a San Giorgio Extra

filianoti ritagliodi Claudio Cordova - Uno dei diretti interessati, l'ingegnere Michelangelo Tibaldi, tiene a sottolineare con decisione: "Con il progetto di un centro commerciale a San Giorgio Extra, Giovanni Filianoti non c'entra nulla e se si indaga su quello si perde solo tempo, lo scriva!". E però gli affari che ruotano attorno terreno dove, per anni, è stata attiva la fabbrica di bergamotto Vilardi, potrebbero essere tra gli accertamenti che i sostituti procuratori della Dda, Giuseppe Lombardo e Antonio De Bernardo, stanno portando avanti per tentare di ricostruire il contesto in cui potrebbe essere maturato l'omicidio dell'agente generale di Ina Assitalia, ucciso l'1 febbraio 2008 mentre rientrava presso la propria abitazione a poche centinaia di metri dagli Ospedali Riuniti.

Nel corso del 2007, pochi mesi prima di perdere la vita, Filianoti, in realtà, potrebbe essere venuto a conoscenza del progetto, portato avanti da una cordata di imprenditori piuttosto conosciuti in città, di acquisire il terreno dei Vilardi, che costeggia le "Bretelle", dall'altra parte della strada rispetto al nuovo Palazzo di Giustizia ancora in costruzione. Un'acquisizione funzionale e prodromica all'innalzamento di un grande centro commerciale, proprio negli anni in cui prendeva corpo, invece, il Porto Bolaro, l'altra immensa struttura sorta ancora più a sud di Reggio Calabria, nella frazione di San Leo.

Michelangelo Tibaldi, Giovanni Filianoti, ma anche Dominique Suraci, Bartolo Bonavoglia e Pino Rechichi. Tutti personaggi piuttosto conosciuti in città. Una cordata di professionisti e imprenditori che avrebbe avuto l'idea di acquisire il vastissimo terreno, posto alle spalle della chiesa. Centinaia di metri quadrati attualmente in stato di degrado (e funestato da un incendio, probabilmente doloso, nel mese di gennaio) ma dalle grandissime potenzialità. Una cordata che avrebbe raggiunto l'acquisizione dell'area dai Vilardi tra il 2008 e il 2009, attraverso l'Srl "Immobiliare San Giorgio", iscritta al registro d'imprese di Reggio Calabria nell'ottobre 2008 e legalmente rappresentata dall'Amministratore Unico Natale Zumbo.

E se di Tibaldi, tra le carte che documentano le informazioni societarie, non vi è traccia, gli altri protagonisti del progetto sarebbero, a vario titolo, presenti all'interno della società. Oltre a un socio a nome Vincenzo Lo Giudice, infatti, l'imprenditore, Bartolo Bonavoglia, attivo nel settore dell'abbigliamento firmato, figura in prima persona nella "Immobiliare San Giorgio", mentre un altro socio, il giovane Marco Rechichi, è figlio di quel Pino Rechichi, ex direttore operativo della Multiservizi, attualmente in carcere con l'accusa di associazione mafiosa. Un personaggio che il collaboratore di giustizia Roberto Moio, nipote del superboss Giovanni Tegano, indica come uno dei membri dei gruppi di fuoco negli anni della seconda guerra di mafia. Quanto all'ex consigliere comunale Dominique Suraci, invece, il suo interesse al progetto potrebbe essere indicato dalla presenza della compagna Senia Saloua, in una società, la Fast Group Srl, come uno dei Trustee proprietari di quote della "Immobiliare San Giorgio". Di recente, peraltro, sia Suraci che Saloua, sono stati iscritti nel registro degli indagati dal sostituto procuratore Stefano Musolino per le vicende che ruotano attorno alla "Doc Market S.r.l." e, quindi, al celebre bar Cordon Bleu.

Presenze e ruoli in divenire, comunque, visto lo stato di "impresa in fase di aggiornamento" della "Immobiliare San Giorgio" che ha come oggetto sociale, tra le tante cose, "la realizzazione di costruzioni edilizie, private e pubbliche, per conto proprio o di terzi, compresi fabbricati per civile abitazione, complessi turistico-alberghieri ed impianti ricettivi, turistici, sportivi, naturalistici, termali e di soggiorno, campings, villaggi vacanze, ostelli, residences, stabilimenti balneari, centri commerciali, bar, ristoranti, porti turistici, strutture di interesse turistico e del tempo libero".

Una zona interessante, quella dell'ex fabbrica Vilardi. Tanto interessante che, secondo le indiscrezioni raccolte in quel periodo dalla cordata, sarebbe potuta interessare da altri noti imprenditori, come Pasquale Rappoccio e Pietro Siclari, entrambi attualmente in carcere per reati aggravati dalle modalità mafiose.

Forse non coinvolto in prima persona, Filianoti sarebbe comunque potuto essere al corrente dell'idea della cordata di cui, in un primo momento, faceva parte anche l'ingegner Tibaldi. Due uomini, Filianoti e Tibaldi, molto legati dal punto di vista personale, ma anche soci in affari con la ditta Gi.Mi., attiva nell'edilizia. E Filianoti avrebbe potuto rappresentare il punto di forza della cordata ma, soprattutto di Tibaldi, per la sua capacità di muoversi, con grande perizia, negli ambienti finanziari. Un vero e proprio lasciapassare anche nel mare magnum dell'accesso al credito.

Un affare grosso, di cui anche la famiglia sarebbe stata tenuta all'oscuro, come capitava quasi sempre per Filianoti, spesso restio a parlare delle proprie attività. Un omicidio "eccellente", così fu definito il delitto Filianoti. Un omicidio che potrebbe essere maturat a livelli molto alti, visto che i nuovi collaboratori di giustizia, Roberto Moio, Nino Lo Giudice, Consolato Villani e Marco Marino, nulla sanno riferire in proposito. Un omicidio su cui, a distanza di quattro anni e mezzo, la Dda sta provando a inserire una nuova marcia.

Il dato inconfutabile, al momento, è che, dopo qualche mese dalla morte di Filianoti, avvenuta all'inizio del 2008, si costituirà la "Immobiliare San Giorgio", che acquisirà il terreno dai Vilardi. Allo stato, però, Tibaldi sarebbe uscito dalla società, abbandonando, quindi, un progetto in cui invece inzialmente sembrava credere molto.

E che l'affare di San Giorgio Extra possa essere tra le circostanze al vaglio degli inquirenti, si evincerebbe dall'audizione, in qualità di persona informata sui fatti, del consigliere regionale Gianni Nucera, che proprio a San Giorgio Extra ha uno dei centri importanti della propria sfera politica. Verifiche, quelle dei pm Lombardo e De Bernardo, che stanno toccando tutti gli ambiti d'interesse di Filianoti per capire cosa possa essere costata la vita all'uomo: dall'attività di agente generale dell'Ina Assitalia, passando per le vicende dell'Immobiliare Otto (la società che detiene l'edificio dove sorge il Reparto Mobile della Questura di Reggio Calabria), arrivando infine al pallino per le aste e per l'edilizia. E nonostante lo scetticismo di Tibaldi, proprio sulla cartina del terreno di San Giorgio Extra e su quello che si sarebbe dovuto costruire, si potrebbe ora concentrare l'attenzione degli inquirenti. Da qui, dunque, l'audizione di Nucera che ha preceduto solo di qualche giorno quella del sedicente avvocato Bruno Mafrici, attualmente indagato nell'inchiesta sui conti della Lega Nord. Sì perché i nuovi impulsi investigativi sul caso Filianoti si sono incrociati (e Il Dispaccio ne ha dato notizia in anteprima), nelle ultime settimane, anche gli affari milanesi svolti all'interno dello studio M.G.I.M. dell'ex Nar Lino Guaglianone, dove proprio Mafrici lavorava.

Una pista che resta solida e ben dritta in piedi. Ma forse qualche risposta sugli affari e gli interessi di Giovanni Filianoti potrebbe arrivare anche da molto più vicino.